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Misure di sicurezza per Covid-19 ragazzo con mascherina

Emergenza Covid-19

Questa sezione del blog contiene approfondimenti sulla pandemia da Covid-19 e si propone di fornire ai lettori indicazioni chiare e autorevoli per renderne la comprensione più agevole e trasversale.

Covid-19: ripartiamo dal benessere della psiche per sorridere al futuro

Mani unite in segno di conforto

“La guerra moderna alle paure umane, sia essa rivolta contro i disastri di origine naturale o artificiale, sembra avere come esito la redistribuzione sociale delle paure, anziché la loro riduzione quantitativa”. Scriveva così il filosofo polacco Zygmunt Bauman nel suo libro “Paura liquida”, considerando proprio la paura come uno dei sentimenti chiave del vivere odierno.



Mai come in questo periodo storico, profondamente minato da angoscia e smarrimento, è opportuno soffermarsi e riflettere sul ruolo cruciale che la salute mentale ricoprirà nella ricostruzione individuale e collettiva del Paese, una volta arginata la pandemia da Coronavirus. Dall’idea di tre giovani psicologi specializzandi - le dottoresse Anna Birollo e Chiara Brotto, e il dottor Paolo Oliva - è nata l’associazione “Psico Pronto Soccorso”, un vero e proprio pronto soccorso psicologico che si propone l’obiettivo di fornire a chiunque ne abbia la necessità uno spazio e una finestra d’ascolto nei momenti di urgenza emotiva.



Con loro abbiamo discusso di paure, fragilità ma anche di consigli e punti fermi da cui ripartire dopo Covid-19.

Alcune tra le più autorevoli testate giornalistiche internazionali hanno sottolineato come l’emergenza sanitaria globale che stiamo vivendo evolverà naturalmente, una volta arginato il virus, in una profonda e conclamata crisi sociale e psicologica. In questo senso quali sono, secondo voi, i principali elementi di criticità che questa pandemia ha consegnato alla popolazione mondiale?

La crisi che stiamo vivendo è molto complessa, perché interessa la vita di tutti noi su più livelli: riguarda tutti gli ambiti, dal più grande al più piccolo, dall’economia alla salute (fisica ma anche mentale) fino alle abitudini di vita. Potremmo soffermarci su tre aspetti principali: uno è appunto la pervasività di questa crisi, che ha toccato tutto e tutti e nessuno ne è esente; un altro è la rapidità: le persone sono state improvvisamente costrette a riorganizzare pressoché la propria intera vita (lavoro, relazioni, tempo libero) in tempi molto stretti. Questo adattamento rapido e forzato ha messo in difficoltà l’equilibrio psichico delle persone, lasciandole spaesate e senza validi appoggi o riferimenti. Ultimo, ma non per importanza, ciò che pesa di più è forse l’incertezza e l’imprevedibilità di questa fase eccezionale: si tratta di una minaccia nuova e poco conosciuta, invisibile, che ha messo in discussione non solo la nostra percezione di controllo sulla nostra vita ma l’ha fatto anche in tutta la popolazione mondiale. In poche parole, la crisi ha trovato tutti, chi più chi meno, impreparati. Inoltre, l’isolamento e il distanziamento sociale sono condizioni innaturali per un animale sociale come l’uomo: come la teoria dell’attaccamento evidenzia, le relazioni hanno la funzione di ridurre lo stress e sono una fonte di benessere e sicurezza. Tuttavia, anche se lontani, possiamo comunque sentirci vicini: videochiamate e chat possono essere utili in questo senso, e anche se non sostituiscono le interazioni reali, possono comunque avere effetti positivi sulla nostra salute.

Per molte persone la forzata permanenza in casa, associata alla fragilità emotiva di questi giorni, può contribuire in maniera sostanziale al consolidamento di varie forme di dipendenza. Quali accorgimenti ritenete sia importante adottare per sostenerle attivamente ed evitare che precipitino in una spirale autodistruttiva?

Parlare di dipendenza è difficile da circoscrivere in quanto si tratta, innanzitutto, di un argomento molto vasto. Comprende poi svariate macro aree di significato e la novità della situazione attuale che stiamo vivendo è tale da poterci solo indurre a formulare delle ipotesi al riguardo, in quanto attualmente non c’è una letteratura che possa sostenere tali argomentazioni. Queste tematiche ci coinvolgono tutti allo stesso livello e sono, al tempo stesso, una novità. Il concetto di dipendenza rimanda all’immagine di chi ha bisogno di aggrapparsi a qualcosa per rimanere in piedi. Questo bisogno si accentua soprattutto in quelle personalità che possono essere più fragili, che faticano a colmare il vuoto che il tempo dilatato dell’isolamento sociale impone. Ecco allora che diventa importante il poter ripensare alle proprie giornate, ristrutturando la routine della propria nuova quotidianità basandosi su comportamenti sani e salutari per il corpo e soprattutto per la mente: questo aiuta a controllare l’ansia, da cui nessuno è esente, e ci permette parallelamente di mantenere una percezione di controllo sulla nostra vita. Tra questi, per esempio, possiamo menzionare un corretto ritmo sonno-veglia, evitare l’assunzione eccessiva di bevande alcoliche e di tabacco, fare attività sportiva regolare e non eccessiva per evitare di stancare e stressare troppo il corpo, mantenere uno stile alimentare sano e equilibrato, senza sfociare in comportamenti o troppo restrittivi o, in senso opposto, troppo eccessivi. Per quanto concerne l’aspetto mentale, pensiamo sia necessario scegliere bene cosa introdurre nella nostra conoscenza e cosa no: ovvero, come e quanto sia importante informarsi e, soprattutto, capire quali fonti scegliere. Rispetto alle tossicodipendenze, invece, ci preme ricordare che i servizi dedicati sono aperti e continuano la propria attività, pur con le restrizioni e precauzioni che l’emergenza impone. Ma è importante affidarsi a del personale competente ogni qualvolta si senta la necessità e il bisogno di chiedere aiuto. Mentre, per altri tipi di bisogno o situazioni fuorvianti, esistono e si sono attivati in tutto il territorio nazionale dei servizi che offrono gratuitamente degli spazi di ascolto telefonico e videochiamata con dei professionisti della salute mentale.

Alle difficoltà presenti, legate in buona parte agli effetti dell’isolamento sociale e delle limitazioni della mobilità, si sommeranno poi quelle che porterà con sé il graduale ritorno alla vita: incertezza, precarietà economica, profondo senso di smarrimento. Da cosa ripartire e su cosa investire, da un punto di vista emotivo e personale, per non lasciarsi travolgere?

Sicuramente ripartire non sarà una passeggiata e, soprattutto, niente sarà più come lo avevamo lasciato. Siamo fortemente convinti, però, che durante e dopo una crisi, anche se viene messo quasi tutto in discussione, si possa ripartire da alcune basi per ricostruire ciò che è crollato e ciò che è stato perduto. Concretamente, crediamo sia necessario ripulirsi da tutte le macerie emotive che ci ingombrano: riprendere le relazioni con i propri cari (familiari, amici stretti, ecc.), per poi riappropriarci progressivamente di tutti quei pezzi di quotidianità che avevamo lasciato per strada. Rivedere le proprie priorità non è affatto qualcosa di sbagliato ma, anzi, può essere un effettivo punto di svolta. Per quanto riguarda le situazioni più gravi, che possono sfociare in una possibile depressione grave, diventa poi essenziale e fondamentale poter chiedere aiuto a chi di dovere e, nel caso non si fosse in grado di farlo di spontanea volontà, trovare persone care disposte a farlo per chi ne ha bisogno, cioè per la persona coinvolta.

La salute mentale è, in Italia, un tema che porta con sé ancora oggi il peso di pregiudizi e luoghi comuni di lungo corso, che contribuiscono a alimentare uno stigma non ignorabile, soprattutto al Sud. Cosa ci manca come nazione per raggiungere una maggiore sensibilità in questo ambito?

È molto difficile annientare lo stigma e combattere i pregiudizi in questo senso. È ancora molto diffuso il pensiero secondo cui chi va dallo psicologo è matto. Un altro punto fondamentale in tutto ciò riguarda l’aspetto economico, per cui l’andare dallo psicologo, per molte persone, è economicamente poco accessibile. La sofferenza psichica non è meno grave della sofferenza fisica: sono strettamente connesse l’una con l’altra e, forse, l’unica cosa che le differenzia è il fatto che l’ultima può essere valutata e definita tramite dei valori tangibili, concreti e soprattutto può essere contenuta e guarita tramite l’assunzione di specifici farmaci, mentre, al contrario, per la prima non è possibile. Tutto ciò che non può essere toccato né controllato fa sempre molta paura e mettersi in discussione con il proprio mondo interno comporta, soprattutto, un’enorme fatica. Crediamo, in tal caso, che sia necessario a livello nazionale che tutti rivalutassero l’effettivo ruolo della professione sanitaria dello psicologo a partire in primo luogo dalle istituzioni. Se pensiamo infatti che l’Organizzazione Mondiale della Sanità nomina espressamente la dimensione psicologica come parte fondamentale del concetto di salute, vediamo come sia necessario incrementare la presenza della figura dello psicologo all’interno delle realtà istituzionali come specifico bisogno fondamentale dell’individuo.

Una replica a “Covid-19: ripartiamo dal benessere della psiche per sorridere al futuro”

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