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L’importanza dell’uso consapevole di antibiotici

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Tra i paesi europei con un maggior consumo di antibiotici, l’Italia affronta in prima linea il problema dell’antibiotico-resistenza. Fondamentale promuovere una corretta assunzione e prescrizione di questi farmaci, per contrastare lo sviluppo di ceppi resistenti. Ne parliamo con la professoressa Evelina Tacconelli, coordinatrice del  gruppo di lavoro CTS AIFA-OPERA per l'ottimizzazione della prescrizione antibiotica. 

La scoperta degli antibiotici e il loro utilizzo nella pratica clinica hanno giocato un ruolo fondamentale nel migliorare significativamente lo stato di salute della popolazione mondiale. Tuttavia un uso spesso eccessivo ed inappropriato di questi farmaci ha favorito lo sviluppo di microrganismi resistenti agli stessi antibiotici. 

Ad oggi l’antibiotico-resistenza rappresenta una delle sfide più rilevanti per la salute pubblica, con un impatto notevole sulla gestione clinica dei pazienti e un conseguente aumento dei costi sanitari.

In occasione della Settimana Mondiale della consapevolezza sull’uso degli antibiotici (18-24 novembre 2023), abbiamo intervistato la professoressa Evelina Tacconelli, direttore del  Dipartimento di Malattie Infettive dell'Università di Verona, presidente del Comitato Europeo per il controllo delle infezioni (EUCIC) e consulente dell'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS).

La professoressa Tacconelli coordina anche il gruppo di lavoro multidisciplinare CTS AIFA-OPERA (Ottimizzazione della PrEscRizione Antibiotica), costituito nel 2021 per supportare l’Agenzia Italiana del Farmaco proprio nella promozione dell’uso ottimale di antibiotici. 


Quale è attualmente il consumo di antibiotici in Italia?

Gli ultimi dati aggiornati sul consumo degli antibiotici sono stati pubblicati dall’Osservatorio Nazionale sull’Impiego dei Medicinali (OsMed) dell’AIFA ad aprile 2023 e si riferiscono al 2021. In generale, anche analizzando casistiche regionali e/o locali, nonostante una modesta riduzione dei consumi, l’Italia conferma un utilizzo di antibiotici tra i livelli più alti in Europa. Importante sottolineare che la valutazione dell’utilizzo della terapia antibiotica a livello nazionale non può limitarsi ad una valutazione meramente quantitativa ma deve includere anche una valutazione di qualità. Se per esempio, l’utilizzo in eccesso fosse composto solo da antibiotici a spettro di azione ristretto, l’impatto sul fenomeno della resistenza agli antibiotici sarebbe minore rispetto ad un utilizzo in eccesso di farmaci a spettro di azione molto ampio come avviene in Italia ed in particolare nelle regioni del Sud. 

Quali sono le fasce della popolazione più interessate?

La popolazione più interessata nel sovrautilizzo di antibiotici è composta da soggetti anziani e grandi anziani e dalla popolazione pediatrica, tra 2 e 5 anni. Il dato che 4 bambini su 10 hanno ricevuto nel 2021 un antibiotico merita una riflessione seria sulle motivazioni e sulle attività che andrebbero intraprese per invertire questa tendenza. Il dato è simile ad una analisi dei dati di prescrizione pediatrica di antibiotici nei Paesi a medio-basso reddito (prevalentemente in Africa e Asia), pubblicata sulla rivista Lancet Global Health, che nel 2017 presentavano una percentuale di bambini trattati, nella stessa fascia di età, del 43%

Quali sono gli antibiotici più utilizzati in Italia? 

In Italia la stragrande prescrizione di antibiotici avviene a livello territoriale, al di fuori degli ospedali e interessa soprattutto le penicilline in associazione agli inibitori delle beta-lattamasi, i macrolidi ed i fluorochinoloni. Come accennato prima la valutazione qualitativa è inoltre essenziale.

Per questo motivo l’OMS ha introdotto l’indice AWARE che distingue le classi di antibiotici in tre gruppi: 

  • ACCESS da utilizzare se indicato;
  • WATCH da prescrivere con attenzione se necessario;
  • REVERSE da limitare a casi selezionati causati, per lo più, da batteri resistenti agli antibiotici. 

In Italia la percentuale di utilizzo del gruppo ACCESS è del 47% mentre l’obiettivo, secondo OMS, per un uso corretto dovrebbe essere del 60%. Chiaramente l’indice è solo indicativo e potrebbe essere indicata una rivalutazione locale sulla base della circolazione dei microrganismi, ma rappresenta sicuramente un indice di buona pratica clinica. Sarebbe molto utile se, anche  a livello locale, tutti i consumi a livello territoriale e ospedaliero, fossero analizzati con indice AWARE per permettere l’implementazione di interventi specifici e non generali. 

Perché l’uso di antibiotici è spesso eccessivo e scorretto?

Come tutti i fenomeni complessi le ragioni sono molteplici e devono tutte essere affrontate e corrette per osservare finalmente un viraggio nell’utilizzo su larga scala. Direi che tra i componenti più importanti abbiamo: la mancanza di dati di sorveglianza della resistenza agli antibiotici capillare a livello ospedaliero e territoriale. Il deficit di dati sul tipo di microrganismi circolanti aumenta la preoccupazione del medico di non introdurre una terapia efficace e ridurre le opzioni di guarigione del paziente. Il secondo fattore molto rilevante è, a mio parere, l’assenza di consapevolezza del problema della resistenza agli antibiotici e di cultura infettivologica tra le varie discipline mediche e chirurgiche.

La terapia antibiotica dovrebbe, soprattutto in un paese come l’Italia (tra i 3 Paesi peggiori d’Europa in termini di mortalità associata alla resistenza agli antibiotici) dovrebbe essere un esame obbligatorio prima della laurea e prima della specializzazione in qualunque branca medica. Un’educazione capillare di questo tipo ridurrebbe sicuramente l’uso scorretto di antimicrobici. In Italia manca inoltre il monitoraggio dell’utilizzo a livello del singolo ospedale correlato a delle sanzioni.

Quali sono i principali rischi dell’antibiotico-resistenza in ospedale? 

Un'infezione causata da un batterio resistente agli antibiotici è correlata ad un aumento della durata della ospedalizzazione, delle complicanze e della mortalità intra-ospedaliera. L’isolamento inoltre di batteri resistenti in un paziente pre-chemioterapia o pre-chirurgia aumenta nettamente il rischio di complicanze infettivologiche post-intervento e quindi della mortalità del paziente.

Come possiamo favorire l’uso consapevole di antibiotici?

Credo che in Italia sia mancato un processo di responsabilizzazione nel campo della resistenza agli antibiotici. Nonostante la grave situazione non c’è mai stato un momento in cui sia stato chiarito perché questo Paese non può garantire lo stesso qualità delle cure delle Germania o della Olanda. Fino a quando i programmi Ministeriali non avranno una obbligatorietà in termini di implementazione e controllo a livello nazionale non ci saranno purtroppo passi avanti.

Conclusioni


L’obiettivo quindi è sensibilizzare i professionisti della sanità e la popolazione sull’uso responsabile degli antibiotici. Infatti, come ricorda l’Agenzia Italiana del Farmaco (AIFA), il problema dell’antibiotico-resistenza coinvolge direttamente anche le farmacie, che, grazie al contatto quotidiano con i cittadini, possono promuovere una corretta informazione e prevenire lo sviluppo di microrganismi resistenti. 

"Usa gli antibiotici in modo consapevole e sempre secondo le prescrizioni del tuo medico. Se prendi antibiotici in modo scorretto metti a rischio la tua salute e contribuisci allo sviluppo di batteri resistenti alle cure."

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