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Salute

La salute è quanto di più prezioso possiedi. In questa sezione vogliamo offrirti informazioni di natura medico/farmaceutica, con la massima cura delle fonti e un linguaggio semplice.

Abbronzatura naturale o artificiale: attenzione alle differenze

Abbronzatura

L’abbronzatura artificiale è una pratica estetica sempre più frequente, sia in estate che in inverno. Tuttavia, questo tipo di abbronzatura non garantisce alcuna fotoprotezione dagli effetti dannosi dei raggi UV. Facciamo chiarezza sulle differenze principali con l’abbronzatura naturale e sull’uso di filtri solari adeguati in caso di esposizione ai raggi UV.

Il culto dell’abbronzatura è un fenomeno sempre più diffuso. Gli attuali canoni estetici identificano in un soggetto sano e bello una pelle abbronzata. Da qui la tendenza ad esporsi al Sole in modo eccessivo e a volte senza le dovute precauzioni o a ricorre ad un'abbronzatura artificiale nei mesi invernali. Tuttavia, una pelle abbronzata è davvero sana? L'abbronzatura ad ogni costo, anche attraverso l'uso di lampade abbronzanti, è sicura? Perché la fotoprotezione è più importante della tintarella?

Ne parliamo con il prof. Giuseppe Monfrecola, Presidente della Società Italiana di Dermatologia e Malattie Sessualmente Trasmesse (SIDeMaST), la più antica società scientifica italiana (fondata nel 1885). Essa è da sempre impegnata nella ricerca, prevenzione e gestione delle malattie della pelle e di quelle sessualmente trasmissibili, è operante su tutto il territorio italiano e fa parte della rete internazionale che riunisce le Società Scientifiche Dermatologiche Mondiali (ILDS), ha suoi rappresentanti nel Board dell’European Academy of Dermatology and Venereology (EADV), gruppi di studio su diverse tematiche: tumori cutanei (melanoma, carcinomi e linfomi cutanei), malattie infiammatorie croniche (psoriasi, dermatite atopica), malattie autoimmunitarie, malattie infettive (virali, batteriche e micotiche), tecniche strumentali avanzate (videomicroscopia, microscopia confocale, ecografia cutanea), dermatochirurgia, terapia fotodinamica e fototerapia, trattamenti dermoestetici.

Prof. Giuseppe Monfrecola

In cosa consiste la melanogenesi?

La melanogenesi consiste nella produzione di melanina da parte dei melanociti. Si tratta di cellule disposte al confine fra due comparti della cute umana: l'epidermide (più esterna) e il derma (più interno). I melanociti sono cellule dotate di prolungamenti, detti dendriti, che prendono contatto con i cheratinociti, tipiche cellule degli strati dell’epidermide.

La melanina viene sintetizzata nei melanociti e trasportata -attraverso i dendriti- ai cheratinociti, fornendo colore alla cute. Ovviamente, in base alla genetica di ciascun individuo. Infatti, la cute potrà essere molto chiara, chiara, bruna, scura o molto scura in diverse gradazioni secondo le etnie.

La produzione di melanina dertermina, quindi, una pigmentazione definita come basale. In assenza di stimoli ambientali, ogni individuo avrà la sua pigmentazione basale più o meno intensa. Essa non è legata al numero di melanociti nell’epidermide ma all’attività (geneticamente predeterminata) di un enzima (tirosinasi).

Tuttavia, in particolari condizioni (ad esempio l'esposizione al Sole), la produzione di melanina aumenta e fa diventare la cute più scura. Si tratta di un processo di pigmentazione facoltativa, comunemente definito “abbronzatura”.

Quale è il ruolo della melanina nella fotoprotezione?

La produzione melanica è utile nella fotoprotezione naturale, insieme con gli enzimi antiossidanti che produciamo e all’assunzione di sostanze naturali antiossidanti, contenute in frutta e verdura.

Tuttavia, bisogna precisare che è solo la eumelanina o melanina nera ad assolvere a questa funzione. Infatti un altro tipo di melanina (feomelanina o melanina rossa) non solo non protegge, ma genera infiammazione e scottature. Quindi individui con capelli rossi/efelidi e occhi grigio/verdi sono a rischio di danno solare.

Ricordiamo che l’abbronzatura si manifesta dopo alcuni giorni dalle prime esposizioni al Sole. Pertanto, nei primi giorni di fotoesposizione la maggior parte delle persone non dispone di fotoprotezione naturale. Inoltre, si è erroneamente convinti che sia il colore scuro della melanina a proteggere dai raggi solari, ma non è così.

La melanina non è uno “schermo” contro il Sole, ma funziona chimicamente come una grande rete. Infatti cattura le cosiddette specie di ossigeno reattive o ROS, spesso erroneamente definite “radicali liberi”. Le ROS vengono prodotte quando c’è un attacco fisico o chimico al nostro corpo. Ecco perché la cute, quando riceve dosi elevate di raggi solari (in particolare l’ultravioletto, UV), produce ROS che possono danneggiare le cellule e in particolare il DNA cellulare.

Melanogenesi per contrastare ile ROS
Produzione di melanina per contrastare il danno solare

In che modo si può ottenere un’abbronzatura artificiale?

Il modo più conosciuto è sottoporsi a delle sedute con i cosiddetti “lettini solari o lettini abbronzanti”. Tuttavia, bisogna precisare che i raggi emessi dal Sole e quelli emessi dalle lampade abbronzanti non sono gli stessi.

La luce solare naturale è composta da ultravioletto corto (UVB), ultravioletto lungo (UVA), luce visibile (VIS) e infrarosso (IR, calore). I lettini abbronzanti, invece, emettono solo UVA e parte del VIS. Pertanto, esponendosi ai lettini abbronzanti si accumulano alte dosi di solo UVA. La cute, strutturata a ricevere Sole naturale, si trova esposta così ad un “Sole” a cui non è abituata e del tutto innaturale.

Molti ritengono che l’UVB sia la parte pericolosa dei raggi solari, perché essi provocano facilmente scottature. Per contro, si crede che gli UVA siano meno dannosi, ma non è vero. Infatti, alte dosi di UVA, che penetrano più profondamente nella pelle, sono in grado di influenzare la risposta del sistema immunitario, di lesionare anche essi il DNA, le proteine e altre molecole. Inoltre, può far aumentare anche l’invecchiamento cutaneo (fotoinvecchiamento).

Come si è detto prima, la melanina viene prodotta in risposta a uno stimolo lesivo. Pertanto, abbronzarsi artificialmente con continue e ripetute sedute, non permette alla pelle di recuperare o riparare efficacemente i danni, come accade, invece, con il naturale alternarsi delle stagioni.

Esistono poi i cosiddetti “autoabbronzanti”, che non inducono o producono formazione di melanina. Quindi non si tratta di una vera e propria abbronzatura. Essi, attraverso una reazione chimica, fanno cambiare solo il colore dello strato corneo, ossia dello strato più esterno dell’epidermide. Infatti il colore è giallo-brunastro, spesso disomogeneo e di breve durata perché, con la desquamazione fisiologica dell’epidermide, il colore va via in breve.

Quali sono le principali differenze tra abbronzatura naturale e abbronzatura artificiale?

Nell’abbronzatura naturale la melanina è distribuita in tutto lo spessore dell’epidermide e l’epidermide si ispessisce di molto. In sintesi, si genera una vera e propria fotoprotezione.

Invece, nell’abbronzatura con solo UVA, la melanina è presente unicamente in un sottile strato nella parte più bassa dell’epidermide e l’epidermide non si ispessisce. Quindi, esporsi ai raggi delle lampade abbronzanti non offre protezione in caso di esposizione al Sole.

Nell’abbronzatura da autoabbronzanti non c’è produzione di melanina e pertanto non c’è nemmeno fotoprotezione.

Come funzionano le lampade abbronzanti? Possono essere utilizzate anche per la cura della pelle?

Le lampade abbronzanti emettono solo UVA e non hanno alcuna indicazione terapeutica. Non possono essere utilizzate per la cura di malattie cutanee dove si usano altre “lampade” ad emissione nell’UVB a banda stretta. Queste apparecchiature sono vendute solo per uso medico e devono essere utilizzate solo da personale sanitario con particolari competenze nel campo della fototerapia dermatologica.

In quali condizioni l’abbronzatura artificiale può causare dei danni alla salute?

In parte si è già risposto precedentemente a questa domanda. Tuttavia, va sottolineato come tutte le Società Scientifiche Dermatologiche mondiali abbiano emanato raccomandazioni per evitare o limitare l’uso delle “lampade abbronzanti”.

Diversi studi evidenziano come ripetute esposizioni a queste lampade, soprattutto in adolescenti, possano avere un nesso con mutazioni di geni coinvolti nello sviluppo del melanoma cutaneo, un tumore maligno a partenza dai melanociti trasformati.

Purtroppo, il paradosso riguarda proprio gli individui più chiari e quindi più sensibili ai danni da UV, che cercano a ogni costo un'abbronzatura artificiale. Infatti, se si è chiari, è inutile forzare i melanociti a produrre più melanina, perché essi non ne hanno la capacità per motivi genetici.

Cosa si intende per fototipo?

C’è confusione fra fenotipo e fototipo. Il fenotipo è determinato dal colore dei capelli, degli occhi e della cute. Il fototipo, invece, può essere utile per capire quale è la sensibilità al Sole e deriva dall’incrocio di due domande: ti scotti/ti abbronzi? Poco, molto, talvolta, spesso? Comunque, se un individuo si scotta sempre e si abbronza poco, appartiene a un fototipo I o II. Ovviamente, se alle domande si hanno altre risposte, il fototipo aumenta fino ad arrivare a IV o V.

Perché è importante utilizzare adeguati filtri solari?

Abbiamo detto che i sistemi di protezione naturali (pigmentazione melanica, enzimi antiossidanti ecc.) hanno bisogno di tempo per diventare efficienti e soprattutto sono differenti da individuo a individuo. Ecco perché è importante utilizzare sistemi di fotoprotezione artificiali, ossia i prodotti solari.

Innanzitutto, bisogna sapere che sulla confezione di un prodotto solare è sempre indicato un numero (es. 30, 50+ ecc.). Si tratta del fattore di protezione solare o SPF, acronimo inglese di Sun Protection Factor. Il fattore di protezione solare esprime la capacità di un prodotto di proteggere la pelle dagli UVB e non da tutto lo spettro solare. Maggiore è il numero indicato sulla confezione, maggiore sarà il grado di protezione solare nei confronti degli UVB.

Inoltre, il numero è solo indicativo, poiché, nelle realtà di uso della crema/latte/spray, la quantità di prodotto utilizzata è di molto inferiore a quella necessaria per raggiungere l’SPF indicato. È necessario riapplicare più volte il prodotto solare durante le esposizioni, poiché esso viene continuamente allontano dalla pelle, sudando, tuffandoci in acqua, ecc. Non dimentichiamo poi di applicarlo su tutte le aree esposte e non solo su piccole aree, come spesso accade con i nei.

Ci sono molte formulazioni adatte a particolari situazioni: bambini, anziani con precancerosi o tumori cutanei, adolescenti con acne, donne con macchie del viso ecc. È importante scegliere il prodotto solare più adeguato, rivolgendosi al dermatologo, al pediatra o al farmacista.

Importanza della protezione solare nei bambini
È importante usare filtri solari adeguati, soprattutto nei bambini.

Conclusioni

Ricordiamo di limitare/evitare se possibile l'uso di "lampade abbronzati", poiché le ripetute esposizioni a questi raggi innaturali possono determinare effetti dannosi, rischiosi per la salute. Tuttavia, anche l'esposizione al Sole deve avvenire in sicurezza, applicando regolarmente un prodotto solare adeguato al proprio fototipo.

Ricordate, però, che l'uso di un prodotto solare NON serve a prolungare i tempi di esposizione al Sole, ma a farne diminuire gli effetti dannosi, esponendosi sempre con prudenza.

Sarebbe come indossare la cintura di sicurezza e avere l’airbag ci inducesse a lanciare l’auto a 200 km/h: l’effetto protettivo sarebbe annullato.

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