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Nutrigenomica: tutto quel che sappiamo sul cibo è falso?

forchetta e dna

Quello dell’alimentazione è un mondo difficile da affrontare: fin da quando siamo piccoli ci vengono fornite informazioni vaghe e alla rinfusa, rendendo problematica la comprensione dei più recenti sviluppi in materia. Nascono così false credenze, diete fallimentari e supposizioni errate che si diffondono alla velocità della luce in questo ambiente di generale disinformazione.

Ed è proprio questo il problema che la Dottoressa Sara Farnetti vuole affrontare nella sua presentazione a TedX “Tutto quello che sapete sul cibo è FALSO”. Con un PhD in Fisiopatologia del Metabolismo e della Nutrizione, la studiosa passa buona parte della conferenza a mostrare quanto alcune popolari convinzioni sul cibo siano errate: la pasta non va consumata a pranzo, l'idratazione forzata non aiuta a combattere la cellulite, il tè potrebbe non essere un eccitante e la frittura in olio peggiora i livelli di colesterolo solo se la cottura non viene effettuata in maniera consona.

Secondo Farnetti tutte queste false credenze derivano dalla mancanza di una “chiave di lettura” adeguata, dovuta all'idea che gli alimenti siano un insieme di sostanze che vengono assimilate dal corpo in maniera passiva, incorporando ciascun nutriente in maniera indipendente. In realtà ad ogni cibo corrispondono diverse reazioni metaboliche, tra cui la secrezione di ormoni, che hanno effetti notevoli sul nostro organismo. Di conseguenza, l'assunzione di calorie non risulta essere l'unico (e nemmeno il più importante) indice di quanto un alimento possa far ingrassare.

In questa ottica tutte le diete basate sul consumo (o sulla privazione) di alcuni nutrienti risultano inefficaci: se le sostanze che assumiamo hanno effetti metabolici in grado di alterare in maniera significativa il nostro corpo, considerare solamente quali nutrienti stiamo immagazzinando risulta fallimentare. E’ quindi chiaro che diete come la Dunkan e la Atkins, incentrate sul basso consumo di carboidrati e zuccheri, siano basate su presupposti errati.

Non solo, queste diete possono addirittura essere dannose per via dello squilibrio che portano nel nostro organismo. Infatti si tratta di vere e proprie “rivoluzioni” che si hanno nelle nostre abitudini alimentari, spesso attuate da un giorno all'altro. Il modello proposto da Farnetti si propone di essere più equilibrato e meno invasivo, allo scopo di ottenere una dieta che possa essere durevole nel tempo, oltre che più sana. In più, sostiene che per seguire questo principio sia necessario trovare una dieta personale per ogni soggetto, introducendo quella che lei chiama “Nutrizione Funzionale”.

Il metabolismo è fortemente influenzato dalle sostanze che assumiamo al di fuori dei nutrienti (carboidrati, grassi, proteine, vitamine ecc.) e quindi vi è un effetto di reazione attiva del nostro organismo in relazione a ciò che mangiamo. Basti pensare a caffeina ed alcool, che alterano notevolmente il nostro metabolismo.

Volendo approfondire questo concetto del ruolo attivo dell’organismo sulla nutrizione, ci si imbatte spesso nel termine nutrigenomica, citato anche dalla stessa Farnetti nel suo sito ufficiale. Ma cosa significa?

A differenza della nutrigenetica, la scienza che studia in quale modo il patrimonio genetico individuale influisce sull'assimilazione dei nutrienti, la nutrigenomica si occupa di capire come l'espressione genica vari in relazione alla dieta. In altre parole, ogni gene contiene le informazioni per produrre sostanze necessarie per l'organismo e la nutrizione è uno dei fattori che influenzano in che modo queste informazioni debbano essere interpretate.

Si può dunque affermare che la nutrigenetica si occupa dell'aspetto “passivo” della nutrizione (usando un termine proposto da Farnetti) mentre la nutrigenomica di quello “attivo”.

Si tratta di una scienza in espansione negli ultimi quindici anni, sulla quale è possibile trovare molti risultati affidabili. Sono numerose le pubblicazioni scientifiche che trattano l'argomento e, senza entrare in tecnicismi, pare che abbia sviluppato un ruolo abbastanza importante nelle scienze dell'alimentazione. La stessa OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) e il mondo accademico sembrano essere d'accordo su ciò.

Dunque Farnetti ha centrato il punto nell'insistere sulla personalizzazione della dieta secondo il principio per cui una caloria non equivale a una caloria (fonte OMS) e riguardo all'idea che i cibi svolgano un ruolo più attivo di quanto si possa pensare nel comportamento del nostro organismo. Inoltre, le critiche nei confronti delle diete ipoglicemiche (a basso contenuto di zuccheri) sono sensate e comprovate: queste abitudini alimentari si sono rivelate efficaci solo nel breve periodo, risultando dannose quando protratte nel tempo.

Nonostante la validità e la completezza di questo tipo di approccio, stiamo comunque parlando di una branca delle scienze nutrizionali relativamente nuova e, conseguentemente, piena di incertezze.

Decenni di studi nel campo dell’alimentazione ci permettono di dire invece che (siamo sicuri che la dottoressa Farnetti ci perdonerà) NON è VERO che tutto ciò che sappiamo sul cibo è FALSO, anche se un approccio più olistico si sta rivelando sempre più necessario. Le linee guida dell’OMS, che ovviamente non possono seguire il principio della personalizzazione, mantengono comunque una loro validità generale, sottolineando come raramente si sbagli a seguire questi principi:

  • non basare il proprio apporto energetico sull'assunzione di zuccheri aggiunti (deve rimanere sotto il 10%, meglio sotto il 5% del fabbisogno giornaliero)
  • sui grassi (<30%)
  • mangiare almeno 400 g di frutta e verdura al giorno

Ovviamente il materiale che l'OMS fornisce riguardo all'alimentazione è decisamente molto più ampio, andando oltre questa semplice guida che è solo la base per un'alimentazione considerata tendenzialmente sana.

Concludiamo con un monito: la nutrigenomica esiste come scienza in via d'espansione, dunque per poterla interpretare correttamente occorre SEMPRE il consiglio di un esperto. Se volete seguire un approccio più olistico all’alimentazione, che tenga conto del vostro specifico metabolismo e profilo ormonale, contattate il vostro nutrizionista. Siamo sicuri che saprà aiutarvi.

Bibliografia: