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Salute

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Malattie croniche: una realtà per più di 24 milioni di italiani

Spesa sanitaria

In Italia le malattie croniche sono in costante aumento e assorbono l’80% della spesa sanitaria nazionale. Tuttavia, investire sulla centralità del paziente e sul monitoraggio del percorso terapeutico-assistenziale può ridurre l’impatto economico della cronicità e migliorare la qualità di vita di tutti i pazienti.

L’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) definisce le malattie croniche come “problemi di salute che richiedono un trattamento continuo durante un periodo di tempo da anni a decadi”. Infatti, la gestione della cronicità impiega circa il 70-80% delle risorse sanitarie a livello mondiale.

In Italia i pazienti affetti da malattie croniche sono ben 24 milioni. Tuttavia, il fenomeno è in forte crescita a causa del progressivo invecchiamento della popolazione. Infatti, il miglioramento delle condizioni socioeconomiche e igienico-sanitarie, nonché la costante introduzione di nuovi trattamenti terapeutici, incidono positivamente sulla sopravvivenza.  

Per fronteggiare l’incremento della spesa sanitaria connessa alla cronicità, è importante garantire la centralità del paziente. Un adeguato percorso terapeutico-assistenziale può minimizzare la sintomatologia e ridurre le complicanze più gravi, ammortizzando l’impatto economico sulla sanità.

Un po’ di dati

Le malattie croniche non trasmissibili (MCNT), sono la principale causa di morte in quasi tutto il mondo. Ogni anno sono responsabili della morte di 41 milioni di persone, di cui 15 milioni nella fascia di età 30-69. L’85% di questi decessi “prematuri” si verifica in paesi a basso e medio reddito.

Secondo i dati di Osservasalute, sono 24 milioni gli italiani affetti da una patologia cronica, di cui 12,7 milioni ne presentano almeno due. Tuttavia, si prevede che nel 2028 i pazienti cronici arrivino a 25 milioni.

Un’indagine ISTAT individua tra le malattie croniche più diffuse (in una lista di 22):

  • ipertensione (18,3 %)
  • artrosi/artrite (14,7%)
  • malattie allergiche (11,6%)
  • osteoporosi (8,1%)
  • diabete (5,9%)
  • bronchite cronica e asma bronchiale (5,8%). 

Fatta eccezione per le malattie allergiche, tutte le altre malattie croniche mostrano una maggiore incidenza con l’aumentare dell’età. Infatti, tra gli anziani di 75-84 anni la quota di coloro che hanno almeno una malattia cronica grave è alta e si attesta al 48,1%, con un progressivo aumento del rischio di multi-cronicità (19,4%).

Le malattie croniche più diffuse

Proviamo a conoscere meglio le malattie croniche più diffuse tra gli italiani.

L'ipertensione arteriosa è una condizione patologica in cui la pressione del sangue è costantemente elevata, ossia supera valori pressori specifici. Può portare a complicanze severe, soprattutto a carico del sistema cardiovascolare, fino a determinare l'infarto del miocardio.

L'artrosi e l'artrite sono patologie distinte, entrambe a carico delle articolazioni e con sintomatologia comune: dolore, riduzione del movimento e rigidità. L’artrite è una malattia infiammatoria. L’artrosi, invece, si caratterizza per la perdita degenerativa della cartilagine articolare, soprattutto di anca, ginocchio, colonna vertebrale, mani e piedi.

Le malattie allergiche sono caratterizzate da una abnorme risposta da parte del sistema immunitario dei soggetti allergici a sostanze, dette allergeni. Le più comuni sono le allergie respiratorie, alimentari, celiachia, ecc. 

L'osteoporosi, letteralmente “osso poroso”, presenta la riduzione della massa minerale e dal progressivo deterioramento della struttura del tessuto osseo. Causa così fragilità del sistema scheletrico e aumento del rischio di fratture.  

Il diabete è associato a una condizione di iperglicemia, ossia eccesso di zuccheri (glucosio) nel sangue. Si differenzia in diabete di tipo 1, con assenza totale dell’ormone insulina - che regola la concentrazione di glucosio nel sangue - e di tipo 2, con scarsa sensibilità dell’organismo all’insulina e/o ridotta secrezione dell’ormone da parte del pancreas.

La bronchite cronica è uno stato infiammatorio che colpisce la mucosa dei bronchi e che, a differenza della forma acuta, può durare per anni. L'asma bronchiale, invece, è caratterizzata da un'infiammazione cronica delle vie aeree, che porta a un restringimento dei bronchi e a un'iperattività bronchiale. 

La prevenzione delle malattie croniche

Alla luce del costante aumento di pazienti cronici e del loro impatto sulla spesa sanitaria, è importante il ruolo della prevenzione primaria e secondaria

Si definisce prevenzione primaria l’individuazione dei soggetti “a rischio” di patologia cronica e l’attuazione di corretti stili di vita, in grado di contrastarne l’insorgenza.

Infatti, le principali malattie croniche condividono alcuni fattori di rischio modificabili, come fumo di tabacco o abuso di alcol. Inoltre, fattori come sedentarietà e dieta non equilibrata favoriscono obesità, ipertensione, ipercolesterolemia e glicemia elevata. Queste condizioni, note come fattori di rischio intermedi, favoriscono l’insorgenza delle principali malattie croniche.

Tuttavia, in alcuni casi non è possibile agire sui fattori di rischio, come età e predisposizione ereditaria, e diventa cruciale una diagnosi precoce

La diagnosi precoce rappresenta una forma di prevenzione secondaria, in cui l’individuazione dei primissimi sintomi riconducibili a una patologia cronica, permette di prevenire o di ritardare il sopraggiungere di complicanze più gravi. Per questo, la diagnosi precoce riduce il rischio di mortalità e disabilità legato alle malattie croniche.

Inoltre, esami di routine o di controllo, anche per patologie di cui già si è affetti, possono casualmente condurre a una nuova diagnosi e favorire l’inizio precoce della terapia. 

Cronicità e percorso terapeutico-assistenziale

Le malattie croniche, rispetto a quelle acute, presentano una sintomatologia che dura nel tempo e una prospettiva di cura a lungo termine, ossia una terapia cronica.

Una volta diagnosticata la malattia, la presa in carico del paziente e la gestione della cronicità prevedono un percorso terapeutico e assistenziale personalizzato per ciascun paziente. Infatti, le malattie croniche non sono tutte uguali, sia in termini di sintomi che di stadio della patologia, e possono richiedere un trattamento farmacologico a base di una più somministrazioni giornaliere o addirittura una politerapia.

La politerapia, ossia l’assunzione da parte di un singolo paziente di più farmaci contemporaneamente, può essere necessaria per il trattamento di alcune malattie croniche. Inoltre, la politerapia è indispensabile nei casi di comorbidità, condizione in cui il paziente soffre allo stesso tempo di più disturbi o malattie per cui sono necessari trattamenti farmacologici distinti. Un esempio classico è rappresentato dal paziente anziano, il quale assume una politerapia continuativa nel tempo.

Per questo, è importante garantire una corretta assistenza ai pazienti cronici, i quali non sempre riescono a assumere la terapia con costanza e in maniera autonoma. L’età avanzata oppure eventuali limitazioni motorie o cognitive - a volte causate dalla stessa patologia cronica -, possono richiedere un’assistenza domiciliare personalizzata.

Le malattie croniche richiedono assistenza medica continua e trattamenti farmacologici a lungo termine; per questo, il Sistema Sanitario Nazionale (SSN) prevede uno specifico regime di esenzione.

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La presa in carico del paziente cronico presso lo studio medico

L'importanza dell’aderenza terapeutica

L’aderenza terapeutica indica genericamente la capacità di un paziente di seguire una terapia per la sua intera durata alla luce delle condizioni e delle indicazioni concordate con il medico e riguardanti dosi, tempi e frequenza dell’assunzione dei farmaci.

Si tratta di un elemento chiave per la gestione delle malattie croniche. Tuttavia, l’assunzione di un trattamento farmacologico a lungo termine -come nel caso del paziente cronico-, può far vacillare l’aderenza alla terapia. Infatti, circa il 50% dei pazienti cronici non assume i farmaci in modo adeguato, con picchi superiori al 70% tra gli anziani.  

Livelli inadeguati di aderenza terapeutica non solo riducono l’efficacia del trattamento, ma possono avere conseguenze gravi: reazioni avverse, aggravamento dei sintomi, disabilità, ospedalizzazione, ecc. Si evince così come tale fenomeno abbia un impatto non solo sulla salute del paziente, ma anche di carattere economico sulla spesa sanitaria.

Per questo, è importante che gli operatori sanitari adottino strategie in grado di favorire l’aderenza alle terapie farmacologiche del paziente cronico, indagandone le cause in caso di mancato adempimento.

Conclusioni

Le malattie croniche rappresentano una realtà in forte aumento, che colpisce già oggi più di 24 milioni di italiani. Il paziente cronico affronta diverse difficoltà sia sul piano clinico che psicologico; l’assunzione per anni o addirittura a vita di un trattamento farmacologico, senza una prospettiva di guarigione immediata, può ridurre l’aderenza alla terapia. Tuttavia, è proprio l’aderenza terapeutica un elemento chiave per il successo di un trattamento cronico. Per questo, è necessario elaborare costantemente nuove strategie di assistenza al paziente, favorendo l’accesso ai farmaci per i soggetti più fragili e monitorando l'assunzione regolare.

La gestione della cronicità coinvolge diversi operatori sanitari, come il medico di base, lo specialista, il farmacista, ecc. Tuttavia, resta prioritaria la centralità del paziente, a cui prevenzione, diagnosi precoce e trattamenti farmacologici adeguati possono garantire un’aspettativa e una qualità di vita migliori. 

Fonti

Piano Nazionale della Cronicità - Ministero della Salute

Istituto nazionale di statistica

Comitato Italiano per l’aderenza alla Terapia

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