Pharmercure logo
donna immersa nella natura

Benessere

Quando parliamo di benessere intendiamo il raggiungimento di un pieno equilibrio fisico, psicologico ed emotivo. In questa sezione vogliamo offrirti piccole pillole per migliorare la qualità della tua vita. Tocca a te scoprirle.

Il falso mito della vitamina C

Integratore di Vitamina C effervescente

Fin da bambino ho sempre seguito la stessa collaudata terapia di cura del raffreddore: coperte, the caldo e riposo. E litri di spremuta d’arancia, ovviamente. Ho imparato in tenera età quanto fosse importante mangiare gli agrumi in inverno e col raffreddore perchè, mia madre diceva, “sono pieni di vitamina C”. E come tutti sappiamo, la vitamina C aiuta a guarire dal raffreddore, giusto?

Ehm, non proprio!

Dopo essermi imbattuto in questo ottimo video di Vox, ho deciso di indagare un po’ più a fondo, ed ho scoperto che l’efficacia della vitamina C nella cura o nella prevenzione di varie patologie, tra cui il raffreddore, è un argomento dibattuto nella comunità scientifica da almeno 70 anni. Ma andiamo con ordine.

Ascorbico perchè anti-scorbuto

Vitamina è un termine generico utilizzato per indicare tutti quei composti organici, necessari per il corretto funzionamento del corpo umano, che il nostro organismo non è in grado di sintetizzare in quantità sufficiente per il corretto svolgimento delle sue funzioni. Si tratta dunque di sostanze di diversa natura e con diverse funzioni, che hanno in comune unicamente il fatto di dover essere assunte tramite l’alimentazione. In generale, si tratta di componenti chimici essenziali per la sopravvivenza. 

La vitamina C, il cui nome scientifico è acido L-ascorbico, è una di queste sostanze, e come tale ha svariate funzioni fondamentali all’interno del nostro organismo. Tra tutte, quella più importante è probabilmente la sintesi del collagene, la principale proteina del tessuto connettivo negli animali. Il collagene è fondamentale per la robustezza di vasi sanguigni, pelle, muscoli e ossa, e l’uomo non è in grado di crearne senza vitamina c. Considerando che il collagene rappresenta circa il 6% del peso corporeo di un essere umano (il 25% della massa proteica totale, tenendo conto che l’uomo è fatto al 90% d'ac...ehm scusate, al 60% d'acqua) si riesce ad avere già un’idea dell’importanza di questa vitamina.

La sua scoperta (così come il suo nome, acido ascorbico, a privativa come prefisso) è strettamente legata allo scorbuto, una patologia causata appunto dalla carenza di vitamina c, che affliggeva molti marinai tra il ‘500 e l’800. In questo periodo storico erano frequenti lunghe traversate in nave, sulle quali frutta e verdura fresche (e dunque la vitamina C) non erano disponibili, motivo per cui la sintesi del collagene ed altre funzioni fondamentali non si concretizzavano, portando a perdita di denti, gengive sanguinanti ed emorragie.

A quei tempi lo scorbuto era un vero e proprio flagello per gli equipaggi: la circumnavigazione del globo di Magellano ad esempio si concluse con l’80% dei marinai morti a causa di questa malattia, e si calcola che in quei secoli abbia portato al decesso circa 2 milioni di marinai. Nel 1700, grazie ad uno studio di un ufficiale della marina inglese, tale James Lind, si trovò una correlazione tra il consumo di agrumi e la patologia, e i governi si attrezzarono inserendo nella dieta quotidiana degli equipaggi il succo di lime, rendendo lo scorbuto un ricordo (più o meno). 

La vitamina C è dunque assolutamente essenziale per la nostra sopravvivenza ed in generale è bene cercare di consumarne abbastanza. Si calcola che per evitare lo scorbuto sia necessario consumarne una dose di almeno 10 mg/die (milligrammi giornalieri), ma i dosaggi minimi consigliati dai vari organismi sanitari nazionali sono leggermente superiori, variando tra i 30 ed i 120 mg/die. Contando che limoni e arance hanno una concentrazione di vitamina c pari a 50 mg/100g, i peperoni di 150 mg/100g ed i broccoli di 110 mg/100g è facile osservare come con una dieta bilanciata (ricca di frutta e verdura) si superino abbondantemente queste soglie minime.

In tutto questo però di raffreddore non abbiamo ancora parlato, come mai?

Un premio Nobel raffreddato

Il nome di Linus Pauling è universalmente associato alla genialità. Premio Nobel per la Chimica nel 1954 per il suo contributo alla chimica quantistica, fa doppietta nel 1962, anno in cui gli viene consegnato il Nobel per la Pace per il suo attivismo contro la corsa agli armamenti. E’ ad oggi l’unico ad aver vinto due premi Nobel non condivisi, ed è considerato uno dei più grandi scienziati del ventesimo secolo. Fu dunque una sorpresa per la comunità scientifica, data la caratura del personaggio, la pubblicazione nel 1970 del libro “Vitamin C and the Common Cold” (Vitamina C e il raffreddore), in cui il luminare sostiene come l’assunzione di grandi quantitativi di vitamina C sia in grado di diminuire durata e sintomi del raffreddore.

La convinzione di Pauling nacque dieci anni prima, quando in seguito ad una conferenza in cui disse che gli sarebbe piaciuto vivere ancora 25 anni per poter assistere al progresso della scienza, venne contattato da Irwin Stone, un biochimico, che gli raccomandò l’assunzione di almeno 3000 mg/die di vitamina C. Pauling seguì il consiglio e notò grandi miglioramenti nella sua salute, arrivando a dichiarare di sentirsi “più vivo e in salute” e che in particolare i “tremendi raffreddori” che era solito avere fossero spariti. 

Le teorie di Stone si basavano sull’ipotesi che lo scorbuto non fosse un disturbo di origine alimentare, bensì un difetto genetico della specie umana dovuto a cambiamenti evolutivi. In particolare il fatto che l’essere umano avesse perso la capacità di sintetizzare la vitamina C (a differenza della maggior parte delle altre specie animali) portò lo scienziato a credere che l’essere umano necessitasse di dosi molto più alte di acido ascorbico rispetto a quelle prescritte all’epoca. Stone scrisse quattro articoli, tra il 1965 e 1967, in cui esponeva le sue idee, ma fece molta fatica a farseli pubblicare.

Al contrario, il libro di Pauling ebbe una risonanza strepitosa: tutti i giornali ne parlarono e l’idea chiave del saggio ebbe successo tra il grande pubblico. Da gli anni settanta in avanti, il mercato degli integratori di vitamine crebbe enormemente.

È fondamentalmente dalle teorie di Irwin Stone e dal bestseller di Pauiling, unite alla spinta commerciale delle industrie farmaceutiche, che esiste tutt’oggi la convinzione che la vitamina C  sia fondamentale per la cura e la prevenzione del raffreddore.

Tuttavia il dubbio rimane: se un ricercatore biochimico esperto e un premio Nobel per la chimica hanno sposato questa causa con tanto fervore (tanto da portare nel corso degli anni lo stesso Pauling ad assumere dosi stupefacenti di vitamina C, circa 18000 mg/die) dovranno aver avuto le loro buone, scientifiche, ragioni. O no?

La realtà se ne frega del principio di autorità

La risposta sintetica alla domanda è no, non le avevano. O meglio, le ragioni umane per cui erano convinti di questo fatto c’erano, le ragioni scientifiche no. E non conta nulla che a sostenere il contrario ci fosse un genio, luminare, benefattore dell’umanità rispettato da tutti.

“Sfortunatamente molti non addetti ai lavori finiranno per credere alle idee dell’autore” scrisse Franklin Bing in una durissima recensione di quel libro pubblicata sul Journal of the American Medical Association. 

I metodi utilizzati da Pauling nelle sue ricerche sull’argomento lasciano molti dubbi sull’effettiva scientificità delle sue affermazioni. Uno degli esperimenti da lui svolti, che mostrava una diminuzione dei raffreddori e della loro durata, utilizzava come gruppo di studio degli allievi di una scuola sciistica delle Alpi svizzere, non certo un campione rappresentativo della popolazione. Lo stesso Pauling ha affermato, a seguito della pubblicazione del suo libro, che ci fosse bisogno di ulteriori studi per verificare la sua tesi.

Gli studi negli anni sono arrivati e lo hanno puntualmente smentito: un’analisi comparata di 31 studi sul raffreddore svolta dalla Cochrane Collaboration (iniziativa no-profit con lo scopo di analizzare e diffondere informazioni su efficiacia e scurezza di trattamenti sanitari) ha mostrato come l’assunzione regolare di vitamina C abbia si degli effetti sul raffreddore, ma molto modesti: una riduzione dell’8% della durata e una piccola diminuzione dell’intensità dei sintomi. In nessun caso, l’assunzione di vitamina C durante il raffreddore porta però dei benefici misurabili. La conclusione dell’autore di quest’analisi è abbastanza tranchant, almeno nella prima parte

 “L'incapacità dell’integrazione di vitamina C di ridurre l'incidenza dei raffreddori nella popolazione generale indica che l'integrazione di vitamina C di routine non è giustificata, tuttavia la vitamina C può essere utile per le persone esposte a brevi periodi di intenso esercizio fisico. Regolari studi di integrazione hanno dimostrato che la vitamina C riduce la durata del raffreddore, ma ciò non è stato replicato nei pochi studi terapeutici condotti”

e tuttavia conclude

 “Tuttavia, dato l'effetto coerente della vitamina C sulla durata e la gravità dei raffreddori negli studi regolari di integrazione e il basso costo e la sicurezza, può essere utile per i pazienti con raffreddore comune testare su base individuale se la vitamina C terapeutica è benefica per loro.” 

Tradotto, dato che praticamente non ha effetti collaterali, vale la pena fare un tentativo.

Un’arancia al giorno leva il medico di torno

Nonostante si sia detto che gli effetti collaterali sono praticamente nulli, quel praticamente nasconde parecchie situazioni spiacevoli. Diarrea, crampi allo stomaco e nausea sono i sintomi più comuni di un’assunzione esagerata di vitamina C, motivo per cui il National Institute of Health (USA) consiglia di non assumerne più di 2000 mg/die e lo stesso Ministero della Salute Italiana regolamenta la dose massima per integratore a 1000 mg/die.

Alcuni studi poi hanno trovato una correlazione tra assunzione di integratori di vitamina C e insorgenza di calcoli renali, anche se a onor del vero si tratta di ricerche che necessitano di ulteriori verifiche.

Nonostante ciò, perchè spendere soldi in soluzioni farmaceutiche, basate su bizzarre teorie come la medicina ortomolecolare e le megadosi vitaminiche, quando la soluzione migliore sembra essere condurre uno stile di vita sano e una dieta equilibrata?

E per il raffreddore? In questo caso i vecchi rimedi rimangono più efficaci: rimanete idratati (un bel the), al caldo (sotto le coperte) e riposatevi. Guarirete benissimo, senza bisogno di pastiglie effervescenti. 

Bibliografia:

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *